The Wrestler

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The Wrestler è Mickey Rourke.

Randy The Ram Robinson è Mickey Rourke.

Non solo senza Mickey Rourke il film non esisterebbe, ma senza il film neanche Mickey Rourke esisterebbe, probabilmente.

Scorro la sua filmografia e mi accorgo solo ora di conoscere questo attore solo per un paio di film girati durante quella che è stata definita la sua resurrezione, la sua salvezza dall’oblio nel quale era caduto.  Della cinquantina di pellicole interpretate, solamente Man on Fire e Sin City mi sono noti; anzi, sono film che amo senza limiti, che rivedo spesso e che sempre mi commuovono ed appassionano in modo diverso. Comun denominatore, il signor Rourke non è protagonista, ma solo uno degli interpreti secondari; e, a ripensarci, recitati magistralmente, con un grande spessore dato ai personaggi, in particolare a Marv della gothic novel di Miller. Già allora era un essere tormentato, emarginato, deturpato, alla ricerca di un’anima con cui spartire un po’ di affetto.

Di tutti gli altri film citati nella lista conosco per sentito dire circa un terzo, ma noto che ha ben dieci film in lavorazione ed in uscita nei prossimi due anni. Con molta probabilità la sua carriera vera e propria è appena cominciata e ciò gli garantirà una maggior libertà nella scelta delle pellicole da intrerpretare ed una pensione di tutto rispetto, in termini di tranquillità sia mentale che pecuniaria.

La sua rinascita passa attraverso un film che ha un neanche troppo celato fondamento di autobiografia (detto e stradetto), l’eroe degli anni Ottanta che, a causa di scelte errate, si ritrova vecchio, solo, scalcinato, in difficoltà economiche a rispolverare i fasti del passato; un passato da wrestler, un presente all’ombra dello spettacolare incontro avvenuto venti anni prima che lo ha consacrato all’immortalità nella storia del wrestling. Il tentativo di ritrovare il vecchio se stesso sul ring si scontra con il suo bisogno di dare un significato alla propria vita, trovare qualcuno con cui costruire un futuro e riallacciare i rapporti con la figlia trascurata per troppi anni, una Evan Rachel Wood mora, magra, arrabbiata, forse lesbica e quasi irriconoscibile  (niente a che vedere con la dolce interprete di Across the universe).

Un film da cui, nonostante la trama corredata di non pochi potenziali sentimentalismi, trasudano solo malinconia, rabbia, insofferenza viste con gli occhi di chi si sente in perenne confronto (perdente) col resto del mondo; quando The Ram incontra e combatte contro gli altri lottatori non c’è null’altro se non tristezza nei suoi occhi. Il volto ormai segnato di Rourke non ha espressività, niente gioia nei suoi saluti, niente affetto nei suoi abbracci; non sono “amici” quelli, anche se per lui è forse l’unica forma di amicizia possibile.

Questo film è stato scritto su misura per Mickey Rourke e  senza di lui il film non avrebbe ragione di essere; solo così si sarebbe potuto dare spessore a questo personaggio e vedere la vicenda attraverso i suoi occhi. Le molte riprese con telecamera alla mano, senza sfondo musicale, a scrutare Randy nello spogliatoio, le sue ferite, i lunghi silenzi mentre vive la sua solitaria esistenza; tutto teso a descrivere la miseria dopo il trionfo, la faticosa risalita segnata dagli irrimediabili errori del passato che inseguono, violentano e abbattono.

Un film senza fronzoli, incisivo, riflessivo; non piacerà a molte donne, che del wrestling non sono appassionate e che non amano la freddezza di un uomo rude poco avvezzo all’esternazione dei sentimenti. Non piacerà, secondo me, nemmeno a molti uomini, che non comprenderanno i motivi per cui interrompere scene di wrestling e lap dance con…. la trama.

Giudizio finale: indefinito. Bel film ma non mi ha particolarmente colpita.

P.S. Ho volutamente tralasciato la protagonista femminile, ossia il premio Oscar più sopravvalutato della storia del cinema (Mio cugino Vincenzo è un gran film, ma l’Oscar proprio no..); ormai solo partecipa ai film solo in queste vesti… Cioè nuda.

Una Risposta a “The Wrestler”

  1. Taglia Dice:

    A me con Rourke è piaciuto “L’anno del dragone”.

    The wrestler mi incuriosisce, e probabilmente andrò a vederlo.

    Anch’io mi sono sempre chiesto come mai l’oscar a Marisa Tomei (potevo nominarla?) come attrice non protagonista in “mio cugino Vincenzo”. Successivamente ha fatto diversi film “indipendenti” (li chiamano così :) ), circuito festival, underground ecc. con ottime prove da attrice. Al di là di questo, se l’oscar l’hanno dato ad Hally Berry, alla Nicole Kidman e a Gwyneth Paltrow, credo che la Tomei non abbia rubato nulla :) sempre considerando che un premio vale poco o nulla nella definizione artistico-qualitativa di un attore.


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