Caro mio, sarai pure un gran bel pezzo di figliolo con sti occhi chiari un po’ pensierosi e malinconici (e lo sai che agli occhi chiari difficilmente si resiste; non lo sapevi? Ora che lo sai, puoi lasciare un messaggio qui col tuo numero di telefono) ma il telefilm è proprio una pena….

Craig Olejnik
The Listener, nuova serie tv in onda su Fox dal 5 Marzo alle 22, si presentava con tutte le carte in regola per diventare il caso televisivo dell’anno, la nostra (mia) nuova droga, il nuovo mistero in cui addentrarsi dopo esserci(mi) definitivamente persi(a) nell’isola degli Oceanic Six. Ammettiamolo, il promo aveva solleticato la curiosità di tutti, se non tutti per lo meno molti: la contemporanea mondiale e il mistero della telepatia mi aveva preso assai e di sicuro i cartelloni in metropolitana hanno contribuito non poco… Questo bell’omino che ti scruta serioso e un po’ triste a grandezza naturale fa un certo effetto visto di prima mattina a Rogoredo, appena sveglia e lanciata verso l’ufficio; son cose che ti segnano…

The Listener
Ehm, scusate ora rientro nelle vesti di signorina buonasera barra critica televisiva.
La serie tv ha come protagonista il suddetto ragazzo, di professione paramedico e telepate (telepata? Oddio, chiedo venia per l’errore) con un oscuro passato d’infanzia (mmmhhhh, ho un deja vù…) che decide di dare ascolto alle voci nella sua testa ed aiutare le persone che incontra al di là del suo lavoro. Intorno a lui, il compagno di ambulanza un po’ cazzone, una pseudofidanzata scialba/acidella e un uomo, che io ho inquadrato come una sorta di mentore alla scoperta di questo suo potere. Dalla prima puntata l’unico spunto degno di nota risulta essere la sua infanzia di cui lui ricorda solo poche immagini e che probabilmente è la chiave del suo dono (o condanna?); per il resto, tutto già visto. Ecco, the Listener sembra un incrocio tra i 2/3 di Squadra Emergenza* (paramedico/similpoliziotto), Medium (paranormale/investigazione), Dexter (trauma infantile) e qualcos’altro che ora non mi sovviene. Sono graditi suggerimenti. Personalmente, avrei reso il protagonista un po’ più ambiguo, o per lo meno un po’ più condannato e tormentato da questo potere.
Concedo alla serie tv altre due puntate per redimersi, dopo di che verrà abbandonato tra le macerie della memoria nella sezione “Avrebbe potuto essere“.
Vi farò sapere. A risentirci.
* Camelot-Squadra Emergenza raccontava le storie di una caserma di vigili del fuoco-paramedici-poliziotti a New York.



Marzo 12, 2009 alle 8:31 am
verissimo
non bastano un bel paio di occhi per essere un buon attore
certo non gli manca nulla fisicamente
per il resto….no, non è il mio tipo…
Aprile 14, 2009 alle 12:12 pm
Non ho parole… Se una cosa non piace.. perchè la gente non si limita a dire: “A ME non piace” invece che “FA SCHIFO, E’ UNA PENA”?
A me questo telefilm piace un sacco… ergo parlate per voi e non per quelli a cui la serie interessa.
Non lo ritengo giusto. Quello che fa schifo a te può piacere a me e viceversa.
Aprile 14, 2009 alle 12:13 pm
E lui è bravo e carino!
Aprile 14, 2009 alle 1:42 pm
@ Marcy: non mi pare che tu possa aver trovato nel post l’espressione “fa schifo” perchè non esiste. Hai trovato un “fa pena” fin troppo argomentato e accompagnato, leggi bene, anche da un’apertura a possibili cambiamenti di opinione futuri. “Quello che fa schifo a te può piacere a me e viceversa”, sono d’accordissimo, ma infatti non sono venuta a scrivere una recensione sul tuo blog, l’ho fatto sul mio dove posso esprimermi liberamente. Non ho nessuna pretesa che le mie idee vengano condivise da altri.
Detto ciò, ben vengano opinioni differenti, magari con un po’ meno di acredine.
Ciao e buona visione