Ho trascorso un 25 Aprile culturale. E non me lo sarei mai aspettato, viste innanzitutto le premesse bidonare degli amici e la mia latitanza prolungata dai musei. Ed invece così è stato, ben due mostre e un bel giro per Milano; e che mostre! Entrambe a Palazzo Reale, entrambe vivamente consigliate e brevemente descritte qui di seguito. Grazie ai compagni di merenda che mi hanno accompagnata
Ho sempre adorato Canova, soprattutto quando al Liceo la professoressa mi diede una ricerca sull’opera Amore e Psiche; questa mostra presenta sette capolavori dello scultore che sono di casa all’Ermitage. Ciascuna opera è inserita nella cornice culturale dell’epoca ed esposta con opere neoclassiche di altri autori ad essa ispirate; il tutto con sottofondo di musica classica e nella suggestiva cornice delle sale di Palazzo Reale, che già da sole regalano un magnifico spettacolo. La mostra si apre nella prima sala con La danzatrice con le mani sui fianchi, opera posta su un piedistallo rotante che consente di ammirare la figura marmorea in tutta la sua bellezza da ogni angolazione. Uno spettacolo che cattura sia occhi che spirito. La mostra raggiunge il suo climax con l’opera Le tre grazie; una bellezza difficilmente comparabile. E’ stato strano ed emozionante camminare nella luce soffusa, tra gli arazzi e gli affreschi, al suono di pianoforte ed archi, aggirandosi tra blocchi di marmo bianco modellati e resi sublimi visioni per gli occhi ed il cuore.
Costo: 9 euro. Fino al 2 giugno. Info
***
Al piano terra di Palazzo Reale, invece, è stata allestita la mostra gratuita gratuita di 99 dei più importanti simboli di design. Devo dire che mi sono sentita molto a casa, innanzitutto perchè mi sembrava di sentire mia sorella istruire la fede.come-sono-ignorante-in-materia e poi perchè metà degli oggetti, pardon, capolavori esposti li ho sempre visti girare per casa dei miei. No, non sono artisti; però sono appassionati di pezzi di design e casa mia diventava sempre una sorta di museo delle curiosità. Ad esempio c’era la mitica lampada ad arco, la radio TS502 di Brionvega (dalla quale io e mio padre ascoltavamo le radiocronache delle partite la domenica pomeriggio nei fantastici anni ‘80 e spuntavamo i risultati delle schedina giocata il sabato), la caffettiera Alessi (con un’apertura talmente semplice che ho tirato parole un intero pomeriggio cercando di aprirla; mica si poteva svitare come tutte le caffettiere di questo mondo…) e la mitica lampada Berenice (la lampada felice, come l’avevo ribattezzata) che mi ha accompagnata per tanti anni di finto studio matto e disperatissimo. Info.
Certo, mancava quello che secondo me è in assoluto il simbolo del design, ovvero dell’inutilità e dello sperpero di soldi fatto oggetto: la lampada Luccellino di Ingo Maurer. Ovviamente IO l’ho comprata come regalo di laurea a mia sorella. A voi la celestiale visione…
La lampada consta di: piedistallo, stelo, lampadina, ali di uccello (credo/temo vere). Sono deficiente? La risposta è Yes, of course; ma era un suo sogno…





Aprile 28, 2008 alle 6:37 pm
ma che brava la Fede .