Frammenti - B come bacio, B come battaglia Aprile 4, 2008
Entrammo nella stanza ridendo e scherzando come sempre. Io, Lei e Lui. La sala era strana, a tratti sembrava uno studio televisivo, a tratti la sala comandi di un’astronave simile a quelle dei primi film di fantascienza. Alla mia destra un piccolo palco, dei riflettori, una macchina da presa su un binario e dei cameraman; gli altri tre lati della stanza si perdono nel ricordo confuso, sembravano così lontani ed impalpabili. Nella penombra potevo intravedere una plancia di comando ed il capitano ritto accanto ad essa. E poi altre persone, visi familiari che non ero in grado di riconoscere distintamente.
Entrammo nella stanza ridendo, barcollanti; forse avevamo bevuto, io di sicuro. Cominciai a gironzolare in quello strano posto, estraneo e familiare allo stesso tempo; mi sentivo di troppo tra Lei e Lui, la loro amicizia era divenuta sempre più profonda ed intima negli ultimi tempi tanto da mettermi in soggezione. Preferii lasciarli alle loro confidenze. Da lontano li osservavo, potevo distintamente sentire ogni loro parola nonostante il brusio della folla; era come se mi trovassi fisicamente tra i loro due corpi e la cosa mi metteva a disagio. Ma era piacevole. Desideravo anch’io una tale confidenza con qualcuno, una carezza, un contatto fisico.
D’un tratto Lui attirò Lei a se stesso, voleva sentire il suo corpo nel suo abbraccio; Lei era restia. Sapeva che dopo le cose non sarebbero state più le stesse, che difficilmente sarebbe potuta tornare indietro ma ogni fibra del suo corpo lo voleva. Voleva quel bacio, quel calore umano che spesso si era negata per paura. D’un tratto sentii le labbra di Lui sulle mie, le sue mani sul mio viso, il suo corpo premere contro il mio; eravamo legati da una strana connessione, Io e Lei. Assistevo a questo bacio da spettatore ma lo vivevo da protagonista; le labbra mi bruciavano e le emozioni mi offuscavano la ragione. Eppure stavo bene. Stavo da Dio!
La mia mente era sempre più confusa, le emozioni mi attraversavano corpo ed anima tanto che realizzai solo dopo che Io non ero Lei. Lui non stava baciando me ma un’altra. E d’un tratto tutto si fece triste e malinconico, l’atmosfera divenne pesante e provai l’impulso di andare via. Non di scappare, solo di andarmene lontano; per non pensare a quanto stupida ed illusa mi fossi appena dimostrata. La stanza era cambiata; forse la sbronza era passata d’improvviso, forse la disillusione aveva mutato i contorni delle cose intorno a me. Vidi Lui e Lei nella loro nuova vita insieme e provai invidia e sollievo allo stesso tempo. Mi girai per uscire definitivamente da quel quadro di cui Io ormai sembravo solo una punta di colore sbavato quando, dall’altra parte di un vetro, vidi delle figure familiari verso cui dirigermi. In lontananza sentivo delle voci, suoni e parole a cui non riuscivo a dare un senso; sembrava che nulla avesse più senso.
Quando li vidi restai paralizzata per qualche attimo; esseri (persone? cose? robot?) che imbracciavano armi e con estrema freddezza e precisione colpivano ogni singola persona presente oltre quel vetro. Quel maledetto vetro che mi impediva di correre in loro soccorso. Erano lì, a terra; i corpi esanimi martoriati dai colpi a bruciapelo. Gli ultimi respiri al sapore d’odio esalati quasi all’unisono… Il rumore degli spari era assordante, io guardavo in trance quel massacro chiedendomi quando sarebbero arrivati a fare lo stesso a noi; in quel momento vidi una figura scura puntare un fucile verso di me. Mi avevano visto, ormai era la fine; un lampo e la mia mente si rese conto di essere pronta a morire. Fu allora che qualcuno mi trascinò a terra; era Lei. I frammenti del vetro infranto dal proiettile ricaddero su di noi e tutto si fece oblio.
Mi risvegliai alla guida di un aereo da combattimento. La guerra era cominciata ed Io non mi sarei tirata indietro. Non avevo nessuno per cui combattere all’infuori di me stessa. Eppure, in quel momento, mi pareva abbastanza.




… sogno o son desktop?
Ora capisco lo stato catatonico…
Questo mi e’ piaciuto davvero, sai?
Non so se l’ho capito realmente tutto ma quel non so che di contorto ed allucinato che sa molto di Verdena qualcosa l’ha scosso in me. La scena del bacio visto da fuori ma percepito da dentro mi e’ molto familiare. Forse e’ per quello. Non so. Nel dubbio ti cito i Subsonica, qualcosa che sul finale ci sta da dio. Almeno per come ho interpretato Io questo tuo post:
“Perso non più contatto più niente, se tutto cambia in un istante
in guardia e costantemente, fuori controllo
perso non più certezze più niente, il vuoto accorcia le distanze
in fuga e costantemente, pronto allo scontro
[...]“
@ barba: se sono desktop sono peggio di quell’orrore del winzozz standard.
@ pussych: te l’avevo detto che era una cosa pesante e contorta…
@ ani: un uomo che cita i subsonica è come minimo da sposare. non posso svelare molto su questo post, ma la citazione è più che azzeccata! prossimamente su questi schermi potrete scoprire qualcosa in più; ma giusto qualcosa…
@Fede: La pensassero tutte come Te, cara… Vabe’, vorra’ dire che prima o poi verro’ in quel di Novara dove sono apprezzato come si deve, ihih…
Resto comunque sintonizzato per ulteriori aggiornamenti. Sono un curiosone di natura, perdonami…